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Ful – Metallo brado, le creazioni di Arlo Haisek

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Hobo: randagio per scelta, assolutamente refrattario alla stasi fisica e spirituale, abituato a scorgere in un “altrove” qualsiasi, la temporanea ragione di un’esistenza errabonda. Questo è il ritratto sintetico di una figura in grado di incarnare e precorrere i caratteri salienti delle subculture avvicendatesi nel corso del ‘900: siamo al cospetto di un lavoratore stagionale alla costante ricerca di “qualcosa di meglio” che trovava nel nomadismo su rotaia l’unica cura al clima d’incertezza post crisi economica del ’29. Bastava saltare sul primo treno merci per “transumare” da uno stato all’altro di quell’America sempre più avara di promesse; bastava “ascoltare il canto d’acciaio delle rotaie” per trovare conforto nel sonno, in attesa di giungere alla destinazione successiva. Così recitava la “Ninnananna dello hobo”Hobo’s lullaby di Arlo Guthrie…